Perchè occuparsi di malessere lavorativo?

di Fabio Cecchinato

Osservatorio Permanente_Pagina dedicataIn un momento in cui l’opinione pubblica sui temi del lavoro è tutta assorbita dalle questioni della mancanza di lavoro, nel senso delle difficoltà di accesso e dei rischi di esclusione, il rischio è passare sotto silenzio il fenomeno della diffusione del malessere nelle organizzazioni lavorative, che ha assunto proporzioni preoccupanti per vastità e intensità, al punto che in tutta Europa si diffondono ricerche e interventi sui rischi psico-sociali lavoro-correlati.

Il malessere lavorativo genera costi individuali e organizzativi elevatissimi

Le situazioni di disagio lavoro-correlate producono sofferenze soggettive molto acute e arrivano a compromettere la qualità complessiva dell’esistenza. L’accesso alla psicoterapia e soprattutto l’utilizzo di psicofarmaci a sostegno del disagio lavorativo sono in vistoso aumento. Ma non sono mezzi adeguati.  I costi organizzativi del malessere sono spesso occulti, ma di enorme portata, provocando cadute di coinvolgimento e impegno, di identificazione con l’organizzazione e i suoi scopi, il prevalere di  condotte difensive, disincanto e distacco.

Il malessere lavorativo non dipende dalla fragilità e dalla incompetenza individuali

La visione dominante interpreta il malessere lavorativo come il prodotto di una insufficiente solidità o preparazione del soggetto: chi vive sofferenze al lavoro le deve alla sua inadeguatezza di fronte alle sfide che affronta. Questa visione è falsificante e pericolosa. Il malessere sorge dalla interazione tra il soggetto, con il suo mondo interno, e il contesto sociale. Le organizzazioni dove è diffuso il malessere  sono spesso caratterizzate da culture, sistemi, processi e stili relazionali patogeni. Alcuni contesti fanno ammalare.

Come affrontare il disagio lavorativo?

Il disagio lavorativo viene prevalentemente interpretato come una incompetenza individuale che va colmata, dotando l’individuo delle tecniche e abilità per diventare più resistente ai suoi attacchi. Questo approccio, confermando l’idea che il problema è l’individuo, ne aggrava la condizione.  Noi pensiamo che ‘la  terapia è nella diagnosi‘, ossia che il contenimento del malessere si ottiene costruendo una più profonda consapevolezza delle sue determinanti mentali, sociali e organizzative, in grado di generare nuove ipotesi di azione e di cittadinanza organizzativa.

Osservatorio Permanente di Ricerca e Intervento sulla Qualità della vita di lavoro

Lo Studio APS ha istituito l’Osservatorio Permanente di Ricerca e Intervento sulla Qualità della Vita di Lavoro, un riferimento in Italia per professionisti, lavoratori e manager interessati ad approfondire la questione del disagio lavoro-correlato.