Come affrontare il proprio malessere lavorativo? (2)

slide-9Secondo post di Fabio Cecchinato, che prosegue nella riflessione sul significato della cura di sè nelle organizzazioni, soprattutto per dotarsi di strumenti adeguati ad affrontare ogni situazione difficile.

Avviare percorsi per guadagnare distanza e aprire uno spazio di cura di sé

Avviare un percorso di lavoro, in gruppo o individuale, sulla qualità della propria esperienza lavorativa e sul malessere ad essa correlato, è un primo atto fondativo di un processo di evoluzione personale che può condurre ad un contenimento delle proprie fatiche o sofferenze. Già questa decisione, e la conseguente apertura di uno spazio terzo di riflessione, ricerca e progettazione, in cui non si è soli, costituisce un primo importante atto “terapeutico”, perché poter contare su questo spazio consente di guadagnare una distanza riflessiva sulla propria situazione e consente di contare sulla consapevolezza  che si è aperto un luogo in cui è possibile investire nella cura di sè con l’aiuto di altri.

Aprire finestre per guardare con occhi nuovi

Il Laboratorio (che si avvia presso lo Studio APS il 18 marzo 2014) e la Consulenza Individuale sono spazi in cui diviene possibile guardare alla propria esperienza con occhi nuovi, rimettendo in movimento le convinzioni, i pensieri e le emozioni con le quali si interpretano le proprie esperienze di lavoro e mettendosi alla ricerca di sguardi e prospettive nuove, in grado di aiutare a concepire nuove possibilità di lettura, ma anche di azione e di reazione emotiva. Guardare con occhi nuovi può sostenere nello sperimentare spostamenti ed evoluzioni del proprio modo di agire e di sentire.

Pensare nuove ipotesi sulle connessioni tra malessere e funzionamento organizzativo

Coltivare nuovi sguardi permette di costruire ipotesi nuove, magari impensate, sulle complesse relazioni tra la propria condizione emotiva e psicofisica e il funzionamento sociale e organizzativo del proprio contesto lavorativo. Costruire intelligenza della propria condizione significa individuare collegamenti, connessioni tra il mondo interno e quello esterno in grado di far emergere ipotesi esplicative capaci di farci uscire dal regime dell’ovvio e del consueto. Avere costruito nuove ipotesi di comprensione significa riaprire la possibilità di agire e quindi ritrovare  la speranza  di poter modificare la propria condizione di fatica.

Rinnovare la conoscenza, il linguaggio e il metodo di lavoro sul tema

Questi percorsi consentono progressivamente di costruire un patrimonio di conoscenza, un linguaggio, delle categorie di pensiero e un metodo di lavoro per affrontare le proprie fatiche e sofferenze, ma anche quelle altrui, che supera gli approcci tradizionali centrati da un lato sulla fornitura illusoria di “tecniche antistress” e dall’altro sulla proposta di un lavoro terapeutico o psicanalitico, spesso troppo esclusivamente concentrati sul mondo interno.

Il malessere nelle organizzazioni contemporanee deriva dalle complesse interazioni tra le trasformazioni del lavoro, dei contesti organizzativi, dei rapporti sociali al loro interno, e le evoluzioni  degli equilibri e degli assetti psichici, dei mondi interni simbolici, affettivi e valoriali. Solo strumenti in grado di sostenere nella comprensione del  rapporto tra la soggettività e la realtà possono essere di aiuto nel contenere il disagio lavoro-correlato.

Il lavoro di conoscenza, di costruzione di ipotesi e di sperimentazione di riposizionamenti nel pensare, nel sentire e nell’agire è alla base della possibilità di immaginare diverse modalità di interpretazione di ruolo, e anche di sperimentare un diverso modo di “stare” nella propria organizzazione, aprendosi alla possibilità di un abitare organizzativo più sostenibile per sé e per gli altri.

La modalità di intervento sul disagio lavorativo si distingue nettamente sia dal counselling che dalla psicoterapia generici. Il disagio lavorativo è un oggetto di lavoro specifico che richiede competenze e conoscenze peculiari e interdisciplinari. Questo tipo di consulenza deve essere svolto da professionisti che abbiano sviluppato una conoscenza profonda del fenomeno del disagio lavorativo e delle sue specifiche determinanti psicologiche, sociali, culturali e organizzative e abbiano maturato una esperienza di lavoro sul tema nei diversi settori del pubblico e del privato.

Come immaginare un setting di ricerca-azione in grado di aiutare davvero?

Innanzitutto, il soggetto-con-l’altro è lo spazio necessario del lavoro sul disagio, è necessario uscire dalla solitudine e assumere il tema come oggetto di  lavoro insieme  ad altri, compagni di viaggio e di pensiero. Compagni disponibili all’avventura e alla ricerca, ma anche in grado di custodire la speranza e la fiducia nella possibilità di una “vita buona”, insieme a conduttori astinenti ma presenti, capaci di sorprendere  e stimolare.

Questo lavoro comune permette di costruire conoscenza ri-generativa attraverso un’oscillazione dell’attenzione e dell’analisi tra il Sè, il Noi, gli Altri e il Mondo. Il setting, gli spazi e i tempi del lavoro e il contratto che lega i partecipanti tra loro e i conduttori può essere definito come un setting minimo e mobile, leggero, flessibile, ma in grado di svolgere le necessarie funzioni di  protezione, contenimento e strutturazione. Il setting  è caratterizzato da una temporalità non performativa, istituendo un tempo in cui sia possibile soffermarsi, rallentare, cambiare ritmo, fermarsi a riflettere per potere prendersi cura di sé.

In questo spazio ci si sposta ricorsivamente dallo studio del “tema” all’esperienza dei soggetti, e viceversa, alimentando continuamente il circolo ricerca-conoscenza-esperienza-riflessione. Questo circolo ospita un lavoro di ascolto dei racconti degli altri e la loro rielaborazione collettiva e questo può consentire e favorire degli avvicinamenti alla propria storia individuale nei suoi aspetti più problematici. Il lavoro sul piano autobiografico costituisce quindi  sia un approdo che un rilancio del processo rielaborativo. In questo senso lo spazio di formazione  si propone come contro-luogo orientato alla cura di sé, immune alle tensioni performative ed efficientistiche tipiche di molti contesti generativi di fatiche e sofferenze, ma tipiche anche di molte situazioni formative.

E’ disponibile il contributo di Fabio Cecchinato “La qualità della vita di lavoro in azienda: un investimento strategico per il presente e il futuro”, Spunti n. 16.

Di questo e di altro sul tema della qualità della vita di lavoro si inizierà a parlare il 5 marzo dalle 9.30 alle 13, presso la sede dello Studio APS. Per informazioni e iscrizioni studioaps@studioaps.it oppure 02 4694610.