Presentiamo alcune esperienze significative per lo Studio APS

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Da oggi e per i prossimi mesi proveremo a raccontare alcune esperienze significative di consulenza e formazione che come Studio APS abbiamo realizzato insieme ai nostri clienti. Attività che hanno prodotto esiti interessanti su cui sarà possibile provare ad alimentare scambi, riflessioni, domande e ipotesi. La prima esperienza riguarda un lavoro svolto a Crema ed è il percorso di accompagnamento partecipato per la costruzione del piano di zona 2012-2014.

Accompagnamento ad un processo partecipato di costruzione del nuovo piano di zona “Quale futuro per il welfare locale?” nell’ambito territoriale cremasco

Di cosa si tratta

La consulenza per dirigenti, coordinatori e amministratori nel percorso è stata rivolta ad affinare competenze per accompagnare un processo partecipato di riflessione/confronto sul welfare locale e di riformulazione/ridefinizione di linee di indirizzo con amministratori e altri soggetti sociali, orientato a condividere a livello locale un modello di welfare attraverso la rilettura del modo di operare dei servizi, dei soggetti e delle risorse presenti nel sistema alla luce dell’appuntamento del quarto piano sociale di zona (2011-2012). Sono stati coinvolti nel percorso amministratori, responsabili e operatori dei servizi pubblici e del privato sociale.

Le fasi

  1. L’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito Territoriale Cremasco si é avvicinata agli appuntamenti e alle scadenze legislative e normative con un approccio volto a uscire da logiche adempistiche o meramente burocratiche per intraprendere percorsi di ricerca di senso rispetto al ruolo che la politica può svolgere nel dare spessore e prospettiva alle scelte che riguardano la vita dei cittadini di un territorio. Nell’aprile 2011 è stata fatta dagli amministratori la scelta di avviare un percorso per confrontare e arrivare a ri-condividere a livello locale un modello di welfare attraverso la rilettura del modo di operare dei servizi, dei soggetti e delle risorse presenti nel sistema, di una rivisitazione degli assetti organizzativi. In questo contesto é nato il Gruppo di lavoro misto tra amministratori e tecnici che ha avuto il mandato da parte dell’assemblea dei sindaci di progettare e accompagnare questo percorso di ripensamento del sistema welfare cremasco.
    Questo Gruppo si é candidato a sostenere un dibattito a livello locale, un coinvolgimento di diversi soggetti attraverso i luoghi che in questi anni hanno assunto un ruolo e un peso significativo nel territorio (tavoli dei PdZ, riunioni di sub-ambito, terzo settore, …) su diversi temi e questioni affinché l’individuazione delle nuove forma del welfare possa essere il più possibile partecipata.
    L’attività di consulenza ha supportato la costituzione del gruppo, la messa a fuoco del suo oggetto di lavoro; ha integrato le competenze nella raccolta, elaborazione, interpretazione dei dati quantitativi e qualitativi relativi ai fenomeni di disagio sociale e alle modalità con cui vengono trattati orientandole a riletture delle politiche sociali del territorio; ha affinato le competenze per accompagnare un processo partecipato di riflessione/confronto sul welfare locale e di riformulazione/ridefinizione di linee di indirizzo con amministratori e altri soggetti sociali.
    È stato affiancato un sottogruppo di tecnici affinché predisponessero delle elaborazioni con cui incontrare gli amministratori del gruppo per mettere a disposizione in forma già strutturata e interrogata la conoscenza sui problemi sociali e gli interventi realizzati consentendo così un’interazione mirata da parte degli amministratori. Il sottogruppo dei tecnici ha avuto il compito di incontrarsi in via preliminare assumendo l’obiettivo di mettere a disposizione degli amministratori che partecipano al gruppo di lavoro materiali, elaborazioni, valutazioni sulle politiche sociali rintracciate nelle azioni realizzate che consentissero il confronto, la discussione, la formulazione di nuove prospettive di politica sociale per un welfare sostenibile e sempre più in dialogo con le esigenze presenti nel contesto sociale. Ciò con l’ipotesi, successivamente verificata in termini positivi, di un sostegno agli amministratori nel giocare pienamente il loro ruolo di valutazione e indirizzo accompagnandoli nell’assumere nuove impostazioni dei servizi in campo sociale. L’attività di consulenza si é realizzata con il sottogruppo dei tecnici per preparare, gestire e accompagnare il percorso con gli amministratori del gruppo di lavoro e via via del gruppo misto con gli altri amministratori e soggetti sociali.
    I primi incontri si sono sviluppati attorno a:
    − contributo concettuale sui quadri di riferimento utilizzati per leggere i dati quantitativi e qualitativi sui problemi sociali e gli interventi realizzati per trattarli per poter arrivare a un’analisi e a un apprezzamento delle politiche di welfare promosse e agite;
    − prime analisi nel gruppo sulla mappatura dei documenti che descrivono i fenomeni di disagio, le modalità con cui sono trattati e gli interventi realizzati, dati del bilancio dei comuni sollecitando il sottogruppo dei tecnici a una prima lettura dei dati;
    − individuazione di letture per approfondimenti culturali e metodologici da mettere a disposizione degli amministratori;
    − analisi qualitativa di attività emblematiche in un’area: messa in luce di aspetti positivi e critici, revisione e riproposizione di documenti per favorire, in un’ottica formativa, apprendimenti da parte del gruppo e di ciascun partecipante.
    Il prodotto di questa fase é stato un documento in cui sono state messe a punto nuove ipotesi per il welfare locale.
  2. Per favorire un confronto allargato sulle nuove ipotesi di lavoro con tutti i soggetti sottoscrittori e aderenti al PdZ sono stati organizzati un workshop rivolto agli amministratori locali e due ad operatori sociali (novembre 2011). Sono intervenute associazioni di volontariato, cooperative sociali, organizzazioni sindacali, forum del terzo settore e servizi sociali comunali, servizi delle ASL e di aziende ospedaliere. Si è avuta una partecipazione elevata di operatori e responsabili e una disponibilità a implicarsi, ad attribuire nuovi significati alle politiche sociali.
    Questa fase si é conclusa con il confronto su alcune sperimentazioni legate ai progetti già realizzati nel corso del terzo piano sociale di zona.
  3. In questa fase la regia é stata soprattutto degli amministratori che, a partire dalle riflessioni fatte e documenti predisposti, hanno organizzato insieme ai coordinatori degli incontri in ogni sub-ambito con operatori e amministratori e, successivamente, con gli altri soggetti sociali del territorio di approfondimento delle ipotesi sul welfare locale e di analisi, valutazione del modello di lavoro sociale. Anche in questi contesti più ristretti si é raccolto un forte desiderio di partecipazione e di coinvolgimento nel cambiamento in atto. Anche in questa fase il processo é stato progettato e accompagnato dalla consulenza con un’attenzione alle dinamiche politico-sociali di ogni territorio e la predisposizione di documenti contestuali che facessero “da presa a terra”. La co-conduzione realizzata in collaborazione tra amministratori e tecnici del gruppo é risultata particolarmente efficace.
  4. Attivazione dei diversi ruoli per realizzare il PdZ e messa a punto di nuove progettualità, che hanno esitato in quattro macro aggregazioni di progetti: presa in carico integrata, lavoro di comunità, modello organizzativo e progetti sperimentali.

Esiti

Innovazione di servizi processi e modelli

  • Messa a fuoco degli orientamenti e condivisione allargata e diffusa tra amministratori e tecnici del pubblico e del privato sociale, per la costruzione di Servizi in dialogo con i cambiamenti sociali ed economici.
  • Mandato da parte degli amministratori di individuare un nuovo modello di organizzazione e funzionamento del servizio sociale a livello distrettuale.
  • Riformulazione delle modalità operative di lavoro sociale alla luce delle nuove visioni di lavoro sociale indicate nel PDZ in specifico rispetto alla funzione di accoglienza e al rapporto con il contesto sociale.
  • Riformulare le modalità di relazione tra il ruolo dei Comuni titolari della programmazione sociale e il ruolo dell’Azienda Consortile Comunità Sociale Cremasca ente strumentale per la gestione di servizi di competenza comunali nei settori della Tutela dei Minori e dell’Integrazione lavorativa, valorizzando i punti di integrazione e raccordo tra le diverse dimensioni di lavoro sociale.
  • All’interno di questo processo è emersa l’esigenza di avviare un percorso di consulenza e formazione orientato a due macro-obiettivi:

− valutare il sistema dell’offerta coinvolgendo i soggetti del privato sociale implicati nell’erogazione dei servizi;
− riprogettare il funzionamento organizzativo dei Servizi anche attraverso una consistente rivisitazione della cultura del lavoro sociale.

Lo sviluppo e il potenziamento dei sistemi di governance territoriale

La co-costruzione conoscitiva e la condivisione delle problematiche sociali, l’analisi del funzionamento dei servizi e delle modalità di risposta tra amministratori e tecnici é stato un esito apprezzato in modo significativo da entrambi i soggetti che ha rafforzato, seppur in modo differenziato tra i territori, un’alleanza contenendo le posizioni di “ritiro” e di disorientamento da cui si era partiti.