Stare e muoversi nel cambiamento

14859431605_1fcfc06f74_zQuesto è il primo di una serie di contributi che mettono a tema i cambiamenti nelle organizzazioni, la loro precarizzazione, la difficoltà di costruire processi innovativi per contrastare le ricadute di una crisi che non è più congiunturale. L’intento di questi articoli è di proporre una strada crediamo utile per riconoscere le contraddizioni, i conflitti, le crisi, le fatiche e le sofferenze e provare a gestirle in modo più congruente con ciò che viene richiesto ai singoli nelle organizzazioni.

La perdurante fase di crisi, ormai evidentemente non congiunturale, produce notevoli incertezze e turbolenze nei sistemi e negli assetti organizzativi e sembra condurre verso esiti imprevedibili. Le organizzazioni lavorative hanno perso la stabilità che nel passato sembrava caratterizzarle e i cambiamenti, che nel passato erano i momenti eccezionali della vita organizzativa, ora sono un tratto del loro ordinario funzionamento ed hanno assunto forme spesso caotiche. I compiti produttivi delle organizzazioni variano velocemente, così come i loro confini sono sempre più mutevoli. Lo stesso contesto in cui operano oscilla in modo poco prevedibile, fasi favorevoli in cui sono incentivate produzioni e consumi si alternano a profonde incertezze che mettono a repentaglio la loro stessa esistenza.

Queste trasformazioni rendono necessari nuovi paradigmi di osservazione, nuovi sguardi su queste realtà. Le organizzazioni, se prima erano considerate il luogo della razionalità, della linearità, del permanere, ora devono essere rilette come entità complesse, irrazionali, mutevoli. Le persone appaiono disorientate per ciò che accade nelle loro organizzazioni e nei contesti in cui queste operano. I luoghi di lavoro sono meno rassicuranti, le fatiche del presente non sono più compensate da promesse di un futuro certo e i legami che le persone stabiliscono con le organizzazioni di appartenenza si allentano.

Responsabili e consulenti, che si misurano quotidianamente con un’ampia varietà di problemi, sono costantemente sollecitati da interrogativi connessi alle azioni che possono intraprendere. Questioni che aprono a loro volta altre domande riguardanti: l’opportunità stessa d’intraprendere, l’efficacia e la pertinenza delle proprie azioni, la loro rispondenza alle attese dei diversi interlocutori, la loro valenza costruttiva.

Per sviluppare un pensiero più progettuale in relazione ai diversi passaggi e cambiamenti che nelle organizzazioni avvengono, è importante attivare un percorso di ricerca che esplori il rapporto tra il proprio progetto professionale e il progetto complessivo del contesto organizzativo in cui ci trova ad operare. È cruciale che si sviluppi una comprensione e un’interpretazione delle problematiche presenti per sperimentare forme e modi di esercizio del ruolo capaci di tener conto sia dei contesti organizzativi che delle proprie caratteristiche personali.