Interpretare ruoli di responsabilità nelle organizzazioni, tra incertezze e complessità

2466860959_392732e61b_zOggi ricoprire ruoli di responsabilità in unità organizzative, con persone e su progetti significa spesso essere al centro di complessità molto rilevanti, che mettono alla prova sia le capacità interpretative che quelle di azione. Si tratta di una complessità che si esprime non solo nella molteplicità dei fattori da considerare e governare, ma anche sotto forma di contraddizioni, tensioni, pressioni e paradossi.

Chi ricopre oggi ruoli di responsabilità si confronta con l’esigenza di raggiungere gli obiettivi proposti dall’organizzazione in una posizione sulla quale convergono istanze sia dall’alto che dal basso, spesso in conflitto tra loro, che richiedono di essere ricomposte attraverso un oneroso e continuo lavoro di mediazione.

In particolare le figure con responsabilità gestionalisi muovono frequentemente in un ambiente paradossale, che tende a scaricare su di loro esigenze, adempimenti, regole e obiettivi spesso in contraddizione tra loro. Le diverse e numerose prescrizioni di cui sono destinatarie sono spesso in conflitto tra loro e richiedono un lavoro di selezione per priorità e una necessaria ricomposizione affidata alla responsabilità del singolo. Queste figure organizzative sono inoltre strutturalmente al centro delle contraddizioni spesso incolmabili tra il lavoro prescritto e il lavoro reale, collocate in un’esperienza sociale del tempo sempre più improntata all’urgenza, alla velocità, in un ritardo che sembra d’altra parte irrecuperabile e che spesso diventa un elemento strutturale nell’agire quotidiano. In questa collocazione essi sono esposti non solo al rischio del sovraccarico personale, oggettivo e psicologico, ma entrano in contatto con le fatiche, i disagi, le difficoltà o le sofferenze dei propri collaboratori che richiedono di essere riconosciute e trattate. In questa condizione si sperimenta l’esigenza non solo di governare mentalmente una grande complessità di fattori, ma anche di reggere per sè e per i collaboratori tensioni, sovraccarichi, disagi anche emotivi spesso di grande intensità. I manager sono quindi chiamati a svolgere una funzione di mediazione e connessione fondamentale per la tenuta organizzativa e tali azioni richiedono elevate capacità di tenuta individuale.

Di fronte a questa complessità, per la cui gestione è richiesto un investimento specifico e intensivo, sembra però mancare un tempo organizzativo e mentale per pensare, per fermarsi a rielaborare, a riflettere sull’esperienza, mettere a punto e verificare strumenti interpretativi e strategie di azione proprie nonché la propria interpretazione di ruolo. D’altra parte mi sembra che poter disporre di uno spazio-tempo altro rispetto a quello lavorativo in grado di ospitare e promuovere questo lavoro di riflessione, rielaborazione e riprogettazione del proprio agire organizzativo è divenuto un fattore chiave di sostenibilità e di efficacia per questi ruoli.

Lo si vede spesso nei percorsi consulenziali, dove si fa esperienza diretta dell’importanza della costruzione di uno spazio dedicato alla comprensione e rielaborazione di situazioni organizzative in cui, dato sempre più frequente, il conflitto (per esempio tra obiettivi e sostenibilità delle azioni) non è una condizione temporanea, ma piuttosto è costitutiva del lavoro, qualcosa con cui il management e i lavoratori in ogni ruolo e funzione si confrontano quotidianamente. Lo si vede altrettanto frequentemente nelle esperienze formative che si svolgono presso lo Studio APS, esperienze che per molti rappresentano e hanno rappresentato una irrinunciabile importante possibilità di costruire uno spazio di pensiero e di confronto che faciliti comprensioni in grado di orientare l’azione.

Nella ricerca di soluzioni innovative, di illuminazioni nuove possibilità, di esperienze che producano un impatto quasi immediato sulla vita delle persone nelle organizzazioni, dedicare tempo al pensiero può essere un primo passaggio per riuscire ad entrare in contatto con la complessità che abitiamo e orientare la nostra azione in modo più efficace.